Puoi
dirmi qualcosa riguardo il significato
e l’importanza
del Conservatorio Edward Said per la Musica
e la Cultura in Palestina?
Francesco
Galtieri e Suhail Khoury (Gerusalemme
- gennaio 2008) |
Il
Conservatorio
nacque grazie
alla fede dei
fondatori nell’importanza
della cultura
e della musica
nella costruzione
di una nazione.
Perché noi crediamo che una nazione
non sia soltanto un confine geografico, o un’area
economica e politica, ma è la gente. E
in una nazione fatta di persone, il sale è la
cultura. Senza la cultura la vita non ha
sapore.
Abbiamo capito che non si può sviluppare la musica senza l’insegnamento.
Dovevamo insegnare la nostra musica, e dovevamo insegnarla dal principio, per
creare un diverso tipo di vita, per creare dei musicisti e della musica, e
per creare una vita culturale in Palestina. Questo è quello che abbiamo
fatto. E ora iniziamo a vedere i risultati, anche se ancora siamo a metà strada,
o addirittura ancora all’inizio, perchè in effetti questo è solo
l’inizio della nostra idea, che è quella di avere un conservatorio
in ogni città della Palestina. Ora ne abbiamo tre. Stiamo lavorando
a Gerico per altri due, e abbiamo un progetto a Gaza, con una supervisione
da qui tramite videoconferenze, come facemmo per la competizione di 2
anni fa.
Quali sono gli obiettivi culturali e politici
della vostra azione ?
Dobbiamo trovare dei modi per realizzarlo,
ma essenzialmente l’obiettivo è quello
di creare un nuovo tipo di vita culturale in Palestina, o comunque creare una
vita culturale in Palestina, perché non ne esiste molta.
È importante che nascano musicisti di alta qualità, che possano
suonare musica propria, e anche musica palestinese. Enfatizziamo la musica araba
perché è la nostra tradizione, ma lavoriamo anche sulla musica
classica occidentale, sul jazz e su tutte le altre forme che ci sono possibili.
 Quello che stiamo cercando di fare è di creare dei conservatori e delle
orchestre: delle orchestre di giovani, delle orchestre nazionali, che siano
parte dell’orgoglio nazionale. Perché la gente cerca qualcosa
di meritevole del quale poter andare fiera.
Ora la gente è orgogliosa dell’Orchestra Giovanile Palestinese.
Abbiamo l’Orchestra di Bambini, l’Orchestra del Conservatorio e
l’Orchestra Giovanile Palestinese. L’Orchestra Giovanile Palestinese è per
i musicisti palestinesi da qualsiasi posto essi vengano, dalla Giordania, dalla
Siria, da qualunque parte del mondo. Lavorano insieme e si esibiscono una volta
all’anno.
Ieri, a Ramallah, ho annunciato che il 1 gennaio 2010, dopo quasi
3 anni da ora, creeremo in Palestina un’Orchestra Nazionale, un’orchestra
professionale della Palestina. Facendo questo ci piacerebbe anche suonare musica
araba e musica palestinese scritta appositamente per orchestra. Suonare musica
di musicisti arabi o palestinesi che scrivono per orchestra sarebbe un orgoglio.
Siamo molto interessati a questo. Suonando altri tipi di musica scritta per
orchestra, abbiamo già avuto una buona reazione della gente. Come è successo
venerdì, con pezzi scritti un centinaio di anni fa. Puoi
aiutarci a comprendere quali sono le difficoltà per
insegnare ed imparare musica sotto occupazione?
Ricordo per esempio che allo scorso concorso
musicale per i ragazzi palestinesi promosso
da Marcel Khalife e a lui intitolato diversi
studenti non hanno ottenuto, il permesso di
partecipare a Gerusalemme proveniendo da Gaza
o da Nablus…
Fare questo non è facile, la
musica non è facile, non è una
cosa normale, come lo sarebbe in qualsiasi altro
paese. Insegnare musica è sempre una sfida,
a partire dagli spostamenti: se l’Orchestra
deve muoversi, bisogna avere i permessi, ci sono
i posti di controllo, alcune persone non possono
andare a Gerusalemme, altre non possono andare
da Nazareth a Ramallah, è difficile avere
gente che può spostarsi.
Quando parlo di Palestinesi, parlo di tutti
i Palestinesi. Nel 1948 i Palestinesi vennero
cacciati dalle loro case, e oggi sono più di
un milione, ma sono comunque parte del popolo
palestinese, anche se hanno il passaporto israeliano.
Anche quelli in Giordania hanno il passaporto Giordano, ma sono comunque palestinesi
che lasciarono la Palestina, ce ne sono più di due milioni in Giordania.
Ci sono Palestinesi in Siria, ma anche in Europa, in America e in Australia.
Certo, non possiamo portarli tutti nell’Orchestra del Conservatorio,
ma li possiamo prendere tutti per l’Orchestra Giovanile della Palestina,
perché è un progetto che ha luogo una volta all’anno d’estate.
Loro vengono da qualsiasi parte si trovino. Ora nell’Orchestra abbiamo
persone da Gerusalemme, Ramallah, Betlemme, Gerico e Nazareth, e a volte da
altre città. Si radunano, si relazionano, questo è importante.
La gente da Nazareth ufficialmente non è autorizzata ad andare a Ramallah,
e la gente da Ramallah non è autorizzata ad andare a Gerusalemme, devi
chiedere dei permessi. A volte li ottieni, altre volte no. ![[Ingrandisci]](/amiciorchestrepalestina/mini/concert-2.jpg)
E un altro problema molto grande è trovare degli insegnanti. Solo una
settimana fa uno degli insegnanti che avrebbe dovuto insegnare presso il campus
dell’Orchestra, che aveva il passaporto canadese, è partito dalla
Giordania e non gli è stato permesso di tornare indietro. Anche al direttore
dell’Orchestra non è stato dato il permesso, è successa
la stessa cosa, è in Germania. Abbiamo un’insegnate di pianoforte
italiana, Margherita, e anche a lei non è stato dato il permesso, è dovuta
partire. E anche il direttore accademico è stato fuori per 9 mesi. E
il capo del dipartimento di musica araba è ancora fuori, da 5 anni,
e lavora con noi dall’estero. Adesso è in Svezia e sta finendo
un master.
Questo succede a tutti, soprattutto a chi ha un passaporto internazionale.
Legalmente non si può fare nulla, bisogna infrangere le regole tutti
i giorni. Questa gente va dalle autorità palestinesi, e secondo i trattati
che sono stati firmati, rimangono ai confini, non possono decidere di entrare.
Quindi, avere degli insegnanti è una delle sfide più dure e uno
dei più grandi problemi. E se, per esempio, hai un problema con un insegnante
che non può venire, non puoi chiamarne un altro, perché non ce
n’è un altro. E cosi devi iniziare a cercarne uno da fuori, e
potresti metterci dei mesi, e gli studenti rimangono senza insegnante. E in
certe aree, per certi strumenti, ci vorrà ancora più tempo, perché ci
sono poche persone che vogliono studiare questi strumenti, specialmente per
quanto riguarda la musica classica occidentale. Invece, per la musica araba,
il problema è che noi siamo solo una piccola parte del mondo arabo,
e se vuoi degli insegnanti davvero validi devi andarli a prendere da altre
parti. E non possiamo.
Suonare e studiare musica
può assumere significato di resistenza,
di “beautiful resistence”?
Studiare musica, proprio perché non è una cosa facile, diventa
una sorta di resistenza. Non è una cosa facilmente permessa. Devi lottare
per studiare musica. Se non ti è permesso giocare a calcio, ma tu giochi
a calcio, anche questo diventa resistenza.
Ma la musica è anche qualcosa che fa esprimere i tuoi sentimenti. Suonare
musica è come mandare un messaggio, e facendo questo, mandi un messaggio
di resistenza. E anche se ti mettessi a suonare il Can Can con l’Orchestra,
l’Orchestra arriva a Gerusalemme, da Ramallah, da Gerico, da Betlemme,
da qualunque posto, si mette li, i musicisti suonano tutti insieme, come un
gruppo, ed è come se dicessero “Noi Palestinesi siamo qui, vogliamo
vivere, vogliamo suonare la nostra musica!” e questa è una forma
di resistenza passiva. E noi crediamo che sia più potente di qualsiasi
lotta.
Basta essere lì, insieme, e suonare. Questa è resistenza. Noi
sentiamo che questo è il nostro modo per resistere. Questa è la
via in cui crediamo per resistere all’occupazione israeliana.”
(nda: lo stesso
Khoury prima della prima intifada è stato
arrestato e ha subito torture avendo l’esercito
israliano trovato nella sua autovettura audiocassette
con brani e danze della tradizione popolare
palestinese ed araba…) Cosa
possiamo fare dall’Italia per aiutarvi
nella vostra missione?
Stiamo cercando di creare qualcosa
da zero, quindi abbiamo bisogno dell’aiuto
di tutti coloro che possono darcelo: abbiamo
il progetto di costruire conservatori, di mettere
su queste orchestre. Abbiamo bisogno di strumenti
per gli studenti. Ci stiamo muovendo in altre
aree per aprire altre sedi del Conservatorio,
per esempio a Gerico, e ora stiamo lavorando
a questa idea anche a Gaza.
Lavoriamo sempre per iniziare qualcosa di nuovo.
Ora abbiamo un progetto chiamato “Gli Amici dell’Orchestra”,
che serve per sostenere, appunto, quest’idea. SI cerca gente che sia
a favore e che possa donare 100 $ all’anno. E 100 $ all’anno, moltiplicati
per tanta gente sono abbastanza. Se riesci a trovare anche 1000 persone puoi
finanziare molte attività e la creazione di queste orchestre. Abbiamo
un modulo da compilare: inserisci i dati, scrivi come vuoi fare il trasferimento,
e tutto qui. È in inglese. Ma possiamo fare qualcosa anche in italiano.
VEDI
SCHEDA AMICI DELLE ORCHESTRE PALESTINESI
È importante non soltanto
avere supporti finanziari, ma anche sostegni
all’idea stessa, attraverso il ricevimento
di musicisti, o inviando musicisti o insegnanti. È importante
anche per la Palestina, per essere conosciuta
nel mondo della cultura e della musica.
Per esempio, noi progettiamo sempre di portare l’Orchestra fuori. L’anno
scorso siamo andati in Germania e abbiamo suonato con l’Orchestra dell’Università.
Magari un anno porteremo l’Orchestra in Italia.
Questo è un modo per appoggiare il nostro progetto.
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