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IL
COME E PERCHÉ DI QUESTO FASCICOLO:
GUIDA ALL’USO
COME
E PERCHÉ
The Song of the Bird non è volutamente
un libro di canti tradizionali palestinesi,
ma un libro di canzoni d’autore per
bambini di una delle compositrici contemporanee
palestinesi e fondatrice del movimento di
rinascita culturale di questo popolo sofferente
ma vitale.
La scelta è frutto di una lunga riflessione:
come e con che cosa avvicinare i ragazzi
italiani ad una cultura così vicina
ma al contempo così sconosciuta e
lontana? La scelta è caduta su dei
brani di Rima Nasir Tarazi che rappresentano
la tradizione di quel paese e al tempo stesso
si avvicinano a noi, visto il background
culturale dell’autrice intrisa anche
di musica occidentale (studi classici e
perfezionamento a Beirut e in Francia).
Quindi un passaggio graduale per i nostri
ragazzi che alla difficoltà della
lingua non vedono aggiungere troppe delle
difficoltà armoniche/melodiche che
una diversa tradizione rappresenta. Alcuni
dei brani potrebbero essere stati scritti
da un autore occidentale e a prima vista
potremmo non accorgerci subito della provenienza
se non entrando nei testi (della stessa
compositrice) che parlano di sofferenza,
ma anche di speranza di gioia e di luce,
di patria, ma anche del sole, di asini e
così via.
Il grande Barenboim ha detto a proposito
delle sonate di Beethoven: “Non si
impara a suonare bene una sonata se non
le si conosce tutte”.
Non è azzardato dire che queste canzoni
rappresentano un primo approccio alla cultura
tradizionale palestinese. Un primo passo
perché tuttora non si può
parlare di cultura nazionale se non collegata
alla cultura dell’area in genere.
Il direttore del Conservatorio Palestinese
Edward Said è stato, ad esempio incarcerato
durante la prima intifada perché
in possesso di un centinaio di cassette
di musica tradizionale palestinese.
Perché non un libro di canti mediorientali
in generale, arabi e israliani? Semplicemente
perché in Italia arriva una ampia
documentazione delle tradizioni israeliane
ma purtroppo scarsissimo materiale palestinese
ed arabo e perché in fondo vogliamo
rompere un equivoco: avvicinarsi ad una
cultura non vuole dire assolutamente negare
le altre.
D’altro canto come dice lo storico
israeliano Benny Morris nel suo ‘VITTIME’:…
La trattazione del conflitto da parte dei
studiosi è viziata da un intrinseco
squilibrio… la parte sionistica tende
a essere illuminata in modo più completo
e particolareggiato rispetto a quella araba.
In parte ciò dipende dal fatto che
gli archivi sionisti e israeliani, civili
e militari, locali e nazionali sono relativamente
organizzati e aperti agli studiosi da molti
anni. In linea di massima i testi di questi
archivi sono stati scritti da sionisti,
in un contesto e da una prospettiva anch'essi
sionisti. Ciò ha influenzato, com'era
pressoché inevitabile, la storiografia
che li ha utilizzati. Sul versante arabo
l'uso dei documenti non è stato d'entità
paragonabile. Gli archivi degli stati arabi
sono rimasti celati agli studiosi tranne
che in casi sporadici, e relativamente a
questioni quasi sempre secondarie. E' perciò
accaduto, molto più del contrario,
che la parte araba sia stata scandagliata
alla luce documentazione israeliano - sionista
e occidentale…. Solo in anni recenti
storici arabi - di solito residenti in occidente
- hanno cominciato a pubblicare indagini
serie sul conflitto arabo-sionista. Infine,
è esistito tra i due schieramenti
un marcato divario quantitativo. Semplicemente,
gli arabi hanno prodotto molta meno storiografia,
e relativo materiale a stampa (autobiografie,
raccolte di documenti e simili) di quanto
abbiano fatto gli ebrei.
Potremmo trasferire tutto il paragrafo spostando,
il concetto di storiografia con quello di
archiviazione della musica tradizionale
e avremmo un quadro abbastanza accurato
della situazione.
Ma questo fascicolo non è un pamphlet
storico – politico. E’ una raccolta
di canti palestinesi per bambini. |
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GUIDA
ALL’USO
Come usare questo fascicolo? Per ogni canzone
suggeriamo di utilizzare il titolo ed il
testo con fonetica araba proprio per quel
criterio di integrazione di cui sopra. Abbiamo
inserito infatti il testo con caratteri
arabi, e sotto le note i fonemi arabi con
caratteri ‘latini’. Il lavoro
di traslitterazione non è stato semplice
ed è il frutto di un compromesso
tra il rimanere fedeli al ‘suono originale’
e scrivere qualcosa di facilmente riproducibile
per ragazzi italiani. Basti pensare al fatto
che in mediooriente (cosa che accomuna libanesi
e palestinesi, egiziani ed israeliani) quasi
tutte le vocali non vengono scritte ma date
per ‘conosciute’, che esistono
una serie di suoni gutturali non usuali
per noi ecc…
La linea è stata quella di modificare
solamente il minimo indispensabile la scrittura
dei fonemi in arabic/english (o meglio arabic/italiano)
fornendo però agli insegnanti ed
ai ragazzi un doppio ausilio nel Cd allegato:
ogni canzone infatti è stata registrata
da un coro di bambini palestinesi che quindi
fedelmente riproducono il suono al quale
avvicinarsi e per ogni canzone c’è
anche la versione recitata dall’ autrice
stessa (con ampie pause per la ripetizione
delle frasi). Per una canzone (Ana Tifl
Filestini) è stata inserita una versione
cantata anche da bambini italiani proprio
per far capire che con un minimo di elasticità
si può ottenere un discreto risultato.
La stessa elasticità che suggeriamo
di utilizzare nell’affrontare i brani:
non è infatti obbligatorio imparare
tutte le strofe di un brano; se nel gruppo
ci sono bambini di lingua madre araba si
potrà usare una formula ‘responsoriale’
nella quale questi bambini potranno cantare
la strofa e tutti insieme i ritornelli,
semplificando ulteriormente il lavoro.
Per ogni canzone è stata fornita
inoltre una traduzione in italiano, volutamente
non artistica. Le canzoni non sono pensate
per essere cantate in italiano, ma la traduzione
è senz’altro utile non solo
per comprendere quello che si canta, ma
anche per aprire in classe momenti di riflessione
sulla multiculturalità.
Le canzoni sono accompagnate da una sezione
di suggerimenti per situazioni con o senza
strumentario Orff. Per ogni canzone, infine,
sarà disponibile sul sito www.donnaolimpia.it/songofthebird
il download dei midifile per eventuali giochi
didattici o accompagnamenti. Tutto questo
lavoro è stato molto più complesso
forse di quanto si possa immaginare: ostacoli
tecnologici, di lingua, burocratici…
Il coro che intraprende
lo studio dei canti presenti in questa raccolta,
assieme al piacere di intonare nuove melodie,
avrà l’occasione di avvicinarsi
ad una tradizione culturale lontana dalla
nostra. I testi dei canti, infatti, raccontano
di zone geografiche non sempre note, di
situazioni di vita quotidiana semplici e
allo stesso tempo intrise di vicende sociali
non sempre facili. Nei testi si legge la
sofferenza di un popolo e la gioia per le
piccole cose, la forza di ricominciare e
la speranza. I testi sono stati tradotti
in italiano e serviranno agli insegnanti
che avranno così l’occasione
di poter avviare le proprie personali considerazioni
sul significato proprio del testo e decidere,
in base alle età dei coristi, come
presentare loro il contenuto. Ai bambini
più piccoli probabilmente si deciderà
di raccontare, in maniera narrativa, attraverso
il ricorso a piccole drammatizzazioni; ai
più grandi sarà più
semplice introdurre gli argomenti anche
dal punto di vista storico/geografico. In
questo caso i ragazzi potrebbero essere
coinvolti nella raccolta di documenti relativi
all’area geografica in questione.
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CREDITS
Inoltre nel fascicolo sono inseriti dei
“Racconti di viaggio” estrapolati
dalle testimonianze di alcuni dei docenti
coinvolti nei progetti “Note di Pace”
dal 2003 ad oggi (Paola Anselmi, Walter
Fischetti, Ciro Paduano, Annibale Rebaudengo,
Francesca Scaglione e Adalgisa Turrisi).
Questi RACCONTI vogliono rappresentare alcuni
‘colori’ di una tavolozza che
non ha la pretesa di essere esaustiva o
storico/politica ma un insieme di emozioni
profonde e sincere e come tali vanno letti.
Il fascicolo è frutto quindi di un
lavoro di équipe. Per gli arrangiamenti
per strumentario Orff Maria Grazia Bellia,
per le traduzioni Livia Di Girolamo, Asciur
Jamahl, Chiara Uccello, per l’impostazione
generale Bettina Edzidi, l’autrice
Rima Nasir Tarazi, Ciro Paduano e Giovanni
Piazza, per il coordinamento degli spartiti
anche Giordano Leoni, per l’ottimizzazione
delle foto Chiara Scategni, per i suoi suggerimenti
editoriali Giovanni Piazza, per le correzzioni
di bozze Fabrizio Salvati oltre al lavoro
prezioso di Maria Grazia Bellia che ha sperimentato
sul campo i canti con i bambini delle scuole
Popolari di Musica Donna Olimpia, Insieme
per Fare e Testaccio. Infine non possiamo
non ringraziare per aver partecipato e sostenuto
la realizzazione del progetto l’International
Society for Music Education ISME e la Gibson
Foundation con il Gibson Awards 2008 for
music education, il Comune di Roma Ufficio
Relazioni Internazionali e sempre il Comune
di Roma - Roma per la Pace a Gerusalemme
che dal 2003 al 2008 ha sostenuto i progetti
di ‘Note di Pace’. Gli incassi
di questo libro, per la parte degli autori
saranno devoluti all’Edward Said National
Conservatory of Music in Palestine e ai
nuovi progetti di “Note di Pace”.
E’ in fase di stampa una versione
in inglese di questo fascicolo, ed è
in preparazione un fascicolo con repertorio
tradizionale mediorientale. E’ consigliato
un uso abbinato di questo fascicolo con
la raccolta “Aghanina” (Le nostre
canzoni) edita dall’Edward Said National
Conservatory of Music. |
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NOTA
EDITORIALE ALL’EDIZIONE ITALIANA
Giovanni Piazza
Con The Song of the Bird si apre
una nuova sezione della collana OSI-MKT
dedicata alle testimonianze provenienti
da varie parti del mondo. In particolare
questo primo fascicolo ci pone di fronte
ad una realtà socio-culturale talmente
distante dalla nostra da rischiare di restarne
disorientati. Una testimonianza insolita
in quanto riflessa nel contenuto di canti
per bambini composti da una autrice e didatta
palestinese. Una testimonianza alla quale,
però, ci è sembrato importante
accostarsi anche per meglio capire fenomeni
di complessa relazione sociale di fronte
ai quali ci troviamo sempre più spesso
nell’ambito della nostra attività
didattica, ormai decisamente multiculturale.
Il fascicolo, attraverso un lavoro scientifico
di documentazione, vuole raccontare la difficile
situazione nella quale crescono oggi –
e non da oggi – i bambini palestinesi
e delle realtà con cui debbono confrontarsi.
Solitamente i canti dedicati all’infanzia,
anche nei repertori di tradizione di diverse
realtà etnico-geografiche, siano
essi rituali o narrativi, esprimono contenuti
generalmente positivi, adatti alle prime
età. Invece nel presente caso, oltre
ad aspetti poetici, etici e socializzanti
le canzoni non possono non contenere esplicite
immagini di una realtà cruda e di
‘guerra’, quale quella che quotidianamente
un bambino palestinese vive sulla propria
pelle e che spesso riesce a vivere, nonostante
tutto, con l’innocenza propria dei
bambini.
Chi vorrà servirsi di questo fascicolo,
animatore, operatore, docente o insegnante,
potrà valutare ciò che è
utilizzabile nel proprio ambito e in ordine
ai propri obiettivi, e se necessario contestualizzarlo.
Nel fascicolo vengono forniti alcuni esempi
di utilizzazione di brani da noi ritenuti
più plausibili rispetto ad una nostra
comune sensibilità. |
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