Orff-Schulwerk. Una parola difficile
per un’idea pedagogica semplice:
la musica si impara facendola
e non astraendola. Imparare a
scrivere le note sul pentagramma
non significa “imparare
la musica” ma imparare a
codificarla: cominciare a valle
invece che a monte. La musica
si “impara” invece,
in primo luogo, traducendo in
concreto il proprio bisogno di
viverla fisicamente ed emotivamente,
così che essa contribuisca
alla nostra formazione e crescita
globale come individui.
Si “impara” attraverso
una esperienza creativa e collettiva
che coinvolga tutto ciò
che alla musica è o può
essere inerente: gesto, movimento,
danza, scansione verbale, vocalità,
strumentario musicale, drammatizzazione
e performance. Attraverso tutto
ciò potremo “imparare”,
cioè “capire”
la musica: capire come e perché
essa nasce, individuarne le componenti
espressive e strutturali e, infine,
razionalizzarla, anche attraverso
la notazione come indispensabile
forma di memorizzazione e di comunicazione.
Orff-Schulwerk, letteralmente
tradotto: opera didattica di Carl
Orff, il compositore tedesco autore
dei “Carmina Burana”.
Non un “metodo”, come
è comune denominarlo in
Italia, perché non costituito
da una serie vincolante di esercizi
progressivi che portano a una
determinata abilità, ma
piuttosto una linea pedagogica
che lascia grande spazio alla
inventiva personale. Una linea
rappresentata ad oggi da oltre
venti riedizioni o adattamenti
dei testi originali, in diverse
lingue, tra cui la rielaborazione
originale italiana, dovuta a Giovanni
Piazza, e da 46 Associazioni internazionali,
tra cui l’OSI – Orff-Schulwerk
Italiano, che si occupano della
diffusione e del rinnovamento
dell'educazione musicale.
Struttura
del percorso di formazione
Crediti
formativi